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Main Street e Wall Street

  Da diversi mesi un andamento decisamente negativo sta caratterizzando i prezzi di tutti i titoli azionari e tra questi anche di quelli del settore biotech. Oltre ad offrire interessanti occasioni di acquisto per i clienti in possesso di liquidità, il protrarsi di questa congiuntura può tuttavia essere fonte di qualche apprensione per i clienti con minore esperienza di mercati azionari. Una accentuata sensibilità all’andamento giornaliero dei prezzi dei titoli è sintomatico di tale minore esperienza. Sappiamo che alla fine di un periodo di depressione più o meno prolungato i prezzi tornano comunque a rappresentare il reale valore delle aziende, per quelle aziende che hanno un reale valore nelle loro casse. Di fronte a questo fenomeno, la lettura della quotazione giornaliera di un portafoglio non è di nessun utilità per la misura della propria ricchezza. La consapevolezza della propria ricchezza deriva invece dal sapere di avere un portafoglio di aziende i cui utili aggregati marciano verso l’alto nel corso degli anni, accrescendo così il valore del portafoglio, che al primo momento di tranquillità dei mercati andrà ad esprimersi anche nel prezzo delle azioni.

I) Market Trend Negli USA, paese di riferimento per i nostri investimenti, l’andamento dei mercati risulta in questo periodo influenzato da una crisi di sfiducia verso le evoluzioni del terrorismo internazionale, il processo di pace in Israele e Kashmir e da alcuni scandali come il caso Enron e il caso Tyco, piuttosto che da una reale sfiducia nei fondamentali dell’economia. Questi elementi di preoccupazione risultano cioè avere un impatto più su Wall Street che sulle tante Main Street d’America in cui ogni giorno i consumatori continuano ad entrare nei supermercati per acquistare. Il 2001, anno ricordato da tutti come quello della recessione americana, ha visto il Pil statunitense (cioè il quantitativo di ricchezza prodotta in più dalle aziende e conseguentemente distribuita nel paese come stipendi e commesse industriali) crescere dell’1,2: esattamente il livello previsto per l’Italia quest’anno e salutato in Europa come uno dei migliori attesi (Germania: 0,7). Per il 2002 il consenso è per un Pil Usa compreso tra il +2,5 e il +3%. Mentre i dati più recenti indicano assenza di inflazione e disoccupazione in calo al 5,8%. L’aumento del prodotto interno lordo in particolare si lega ad un incremento della produttività delle aziende del 8,4%, la maggiore crescita degli ultimi 19 anni. Capaci di produrre di più grazie a tecnologia e flessibilità, le industrie Usa, con prezzi delle materie prime e costo del lavoro tendenzialmente stabili, sembrano nel complesso in discreta salute. La conferma in tal senso arriva anche dal recente incremento degli indici che rilevano le due macroaree in cui si divide l’economia: l’attività manifatturiera e i servizi. Il rapporto di cambio Dollaro/Euro sembra aver risentito nell’ultimo periodo dalla discesa dei listini azionari Usa, con conseguente rallentamento del flusso di investimenti provenienti dall’Europa e minore richiesta della divisa americana,  e di possibili manovre della banca centrale d’oltreoceano finalizzate ad una riduzione del potere del dollaro per fornire un ulteriore stimolo alle esportazioni Usa. Il rafforzarsi dell’Euro non sembra per altro legato all’espressione di una reale crescita dell’economia del nostro continente e come tale destinato a stabilire nuovi livelli di riferimento nel lungo periodo, bensì rientrante nei normali processi di oscillazione che annualmente caratterizzano i cambi. Per quanto perdurino le difficoltà delle aziende legate al settore computer e telefonia, comparti ormai maturi e quindi incapaci di offrire soddisfazione ai numerosi competitors che lo affollano, il complesso dell’economia d’oltreoceano mostra un quadro sufficientemente soddisfacente. II)    Biotechnology outlook Venendo alla situazione nel settore Biotech, sul piano industriale quest’ultimo periodo si è connotato molto positivamente per una nutrita serie di nuovi farmaci approvati e portati sul mercato dalle aziende presenti nei portafogli degli investitori di cui riportiamo nel dettaglio più sotto. In diversi casi i nuovi prodotti hanno già cominciato a far sentire il loro contributo in maniera significativa sui conti economici delle aziende. Il corso dei prezzi di borsa delle società invece ha risentito in maniera molto negativa (anche se ovviamente temporanea in quanto slegata da effettivi problemi delle società) sia delle tensioni generali accennate più sopra sia di alcuni eventi specifici del comparto. Una società in particolare, non presente in nessuno dei nostri portafogli, Imclone Systems (Nasdaq: IMCL), è stata apportatrice di panico diffuso per le vicende di cui i suoi amministratori si sono resi protagonisti. Fondata nel 1984 dai due fratelli Sam e Harlan Waksal e quotata in borsa nel 1991, Imclone  dal 1993 stava lavorando ad una molecola contro il cancro coloretale denominata C225 (o Erbitux). Grazie ad una serie di singoli casi di applicazione sperimentale apparentemente molto promettenti presentati nel maggio 2000 al convegno della American Society of Clinical Oncology (ASCO), nel febbraio 2001 la Food and Drug Administration (FDA) aveva garantito alla molecola il “fast-track”, una procedura di approvazione per i farmaci potenzialmente salvavita connotata dalla richiesta di studi su un campione più piccolo di soggetti rispetto a quello richiesto per le approvazioni normali. Per quanto potenzialmente l’Erbitux potesse diventare, se approvato, un farmaco molto interessante commercialmente, per una serie di motivi già in questa fase avevamo deciso di non inserire nei portafogli dei nostri clienti la Imclone, società che non ci entusiasmava e in particolare troppo dipendente dal destino di questo singolo prodotto. Nel settembre 2001 la farmaceutica Bristol-Myers Squibb Co. (Nyse:BMY), una tra le bigpharma più colpite dalla scadenza dei suoi vecchi brevetti, soprattutto quello del suofarmaco di grandissima diffusione Taxol (anticancro), in affannosa ricerca di nuovi prodotti presso le biotech concluse un accordo con la Imclone che prevedeva contro il pagamento di 2 miliardi di dolari l’acquisto del 20% della Imclone e i diritti per la vendita dell’Erbitux in Usa e Canada. Il 29 ottobre 2,1 milioni di azioni della società di proprietà dei fondatori e del menagement vennero quindi materialmente cedute a Bristol-Myers Squibb. Il 31 ottobre Imclone sottopose alla FDA i dati degli studi clinici sul farmaco. Il 12 dicembre la FDA in un incontro con la società e con Bristol-Myers Squibb comunicò loro che non avrebbe proseguito con la valutazione dell’Erbitux perché i dati presentati non contenevano chiare giustificazioni per i dosaggi proposti della sostanza e per altre diverse carenze degli studi sui pazienti cui era stata somministrata. Un giorno prima di rendere nota la notizia di questa bocciatura i due fondatori della società e alcuni loro parenti, il 27 dicembre vendettero ampia parte delle azioni in loro possesso. La scoperta di questo grave episodio di insider trading avvenne anche in seguito alle cause intentate da a diversi azionisti verso i due dirigenti, non ultima quella di Bristol-Myers Squibb intenzionata a ottenere una revisione dell’ormai per lei gravoso accordo. A seguito delle quattro inchieste parallele della Sec (Consob americana), del procuratore federale di New York, del Dipartimento di Giustizia e di una Commissione parlamentare, dopo un polverone capace di influenzare indiscriminatamente le quotazioni di tutto il settore dei titoli  biotech, il 12 giugno 2002 la polizia federale americana ha provveduto all’arresto del presidente della Imclone Sam Waksal. Altri fatti di minore importanza e altrimenti di normale routine come un l’abbandono in fase di ricerca di un paio (per altro non appartenenti a aziende di nostro interesse) tra i molti farmaci in gestazione nel settore, a causa di quello che nel frattempo si stava trasformando sui media Usa come “il caso Imclone”, sono stati invocati a pretesto per un ulteriore depressione dell’umore dei mercati. Come accennato più sopra, al di la di questi elementi, significativi per i corsi azionari nel breve periodo ma senza alcuna reale capacità di modificare l’andamento di lungo periodo delle nostre aziende, per queste ultime buoni riscontri sono invece venuti dalle approvazioni di farmaci. In particolare Amgen ha visto l’approvazione negli USA di tre nuovi farmaci (Aranesp, Kineret e Neulasta) e  in Europa l’estensione per nuove patologie della prescrivibilità di due suoi prodotti già approvati. Biogen ha visto l’approvazione dell’importante Amevive, primo farmaco approvato al mondo per il trattamento della psoriasi, con un mercato potenziale di 5 miliardi di dollari, atteso da 150.000 pazienti solo negli Usa. Chiron, azienda già leader mondiale nei test diagnostici impiegati nello screening del sangue per trasfusioni ha visto approvati due suoi nuovi test per rilevare l’epatite C e l’HIV capaci di dimezzare i tempi di screening. Gilead ha visto approvato il suo Viread, farmaco contro l’HIV in grado di migliorare di gran lunga la vita degli affetti dal virus, che nel solo primo trimestre di vendite ha venduto per più di 28 milioni di dollari, pari ad un incremento di un terzo del precedente fatturato trimestrale della società. Immunex ha visto l’estensione della prescrivibilità del suo Enbrel all’artrite psoriatrica. Ligand ha avuto approvato il suo Avinza, farmaco impiegato nella terapia del dolore soprattutto per pazienti affetti da grave forme tumorali, con ampie potenzialità per diventare farmaco leader nel suo settore terapeutico. Numerosi anche gli avanzamenti nelle fasi cliniche e precliniche che precedono l’approvazione per le altre aziende presenti nei portafogli. Come in altre occasioni nel passato, questi dati ci permettono di attendere senza preoccupazioni di rilievo la fine delle pressioni cui i valori dei titoli sono sottoposti. Resta impossibile come sempre prevedere quando il mercato riprenderà la fiducia, ma l’esperienza ci conforta con la consapevolezza che nel momento in cui ciò avverrà la ricchezza accumulata dalle aziende troverà la sua naturale espressione anche nei valori dei loro titoli.